Eco fashionista

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Cruelty free, eco, bio… Come orientarsi?

cosmetici cruelty free

Quando ho deciso di diventare vegana e iniziare a fare scelte di consumo davvero consapevoli, l’argomento che mi ha messo più in difficoltà è stato quello dei prodotti di bellezza. Test su animali, selezione di ingredienti bio per un buon inci, buone pratiche in fatto di impatto ambientale sono tutti aspetti molto importanti per scegliere a quali aziende cosmetiche dare fiducia e quali invece è meglio evitare. Bisogna darsi un ordine di priorità tra questi aspetti, e soprattutto imparare a “decifrare” le scritte sui packaging dei prodotti. Il filone green – ecofriendly, naturale, biologico, cruelty free – è in piena espasione e l’aumento dell’offerta in questo settore è un fatto sicuramente positivo, ma può anche generare confusione.

Cosmetici cruelty free e cosmetici vegani sono la stessa cosa?

Cruelty free significa letteralmente “senza crudeltà” ed è la definizione che si usa per i cosmetici che non vengono testati sugli animali prima di essere messi in commercio. Cosmetici vegani, invece, sono quelli che non contengono ingredienti di derivazione animale, come ad esempio cera d’api, lanolina, pigmenti colorati ecc. Per quanto possa sembrare un controsenso, le due definizioni non sono sovrapponibili: un cosmetico certificato cruelty free potrebbe non essere vegano al 100%, e un prodotto che riporta sulla confezione la dicitura “vegan friendly” potrebbe contenere ingredienti che sono stati testati su animali.

Il punto sui test sugli animali

In Europa, già dal 2009 era vietato testare su animali ingredienti destinati all’uso cosmetico – ma era ancora possibile utilizzare ingredienti testati su animali in laboratori al di fuori dell’UE. L’11 marzo 2013 è entrato in vigore il divieto totale per i test cosmetici su animali: questo comporta che in Europa non possono più essere venduti prodotti che contengono ingredienti sviluppati appositamente per il campo della cosmesi che siano stati testati su animali, in qualunque parte del mondo, dopo quella data. Restano legalmente in circolazione gli ingredienti testati prima del 2013, e quelli testati per altri campi (ad esempio quello farmaceutico, o per lo sviluppo di prodotti per la pulizia della casa) che possono essere usati anche in ambito cosmetico. Si tratta comunque di un passaggio importantissimo nella lotta ai test sugli animali, ma se vogliamo essere consumatori davvero consapevoli non possiamo ancora smettere di fare riferimento alle liste di marchi cruelty free stilate dalle organizzazioni che rilasciano le certificazioni in materia. Anche perchè basta allargare lo sguardo per vedere che molti dei brand con cui abbiamo a che fare sono brand internazionali, che per vendere su diversi mercati devono fare i conti con regolamenti diversi. La Cina, ad esempio, ha sempre imposto l’obbligo di testare su animali il prodotto cosmetico finito.

Come riconoscere i cosmetici cruelty free?

Esistono diverse certificazioni che le aziende cosmetiche possono richiedere per dimostrare di non avvalersi di test sugli animali. Per ottenere una certificazione cruelty free, non devono essere testati su animali né il prodotto finito né i suoi singoli componenti, ma ci sono alcune differenze.

A livello globale, il simbolo più conosciuto e riconoscibile è quello del Leaping Bunny, il coniglietto stilizzato tra due stelline, assegnato dall’organizzazione Cruelty Free International (precedentemente nota anche come BUAV): attesta un controllo esterno sull’utilizzo di ingredienti totalmente cruelty free, ma viene riconosciuto anche a brand facenti parti di multinazionali propietarie di altri marchi che non rispettano la stessa policy.

Per l’Italia, un controllo ulteriore riguardo l’adesione a questo standard internazionale viene svolto da ICEA per LAV.

certificazioni cruelty free

Sempre a livello globale, c’è anche la certificazione rilasciata dalla PETA e contrassegnata dal muso di un coniglietto le cui orecchie ricordano la forma di un cuore. Si tratta di una certificazione “fino a prova contraria”, rilasciata anche a brand che effettuano test su animali ove richiesto dalla legge. Sul sito della nota associazione animalista si trova anche un altro strumento utile, ovvero la “lista nera” delle aziende cosmetiche che senza dubbio si avvalgono di test su animali.

Cosmetici eco-bio, cosa sono e come riconoscerli

Il concetto di biologico in ambito cosmetico non si discosta molto da come lo intendiamo quando si parla di cibo biologico. Si tratta infatti di utilizzare materie prime derivate da processi produttivi in cui si esclude il ricorso a prodotti chimici sintetici e a qualsiasi tipo di OGM. A differenza del settore alimentare, però, in quello cosmetico non c’è alcuna legge che stabilisce quali caratteristiche debba avere un prodotto per definirsi biologico e/o naturale. Ingredienti dichiarati “di origine naturale” sui packaging, poi, non sono necessariamente biologici al 100%. Nel 2000 è nato il progetto di ICEA su Eco Bio Cosmesi e Cosmesi Naturale: si tratta di una certificazione esterna e indipendente, una scelta volontaria fatta dalle aziende cosmetiche che vogliono dare maggiori garanzie ai consumatori consapevoli.

Per i marchi che aderiscono a queste certificazioni, non è comunque obbligatorio apporre i relativi loghi sui propri packaging – cosa che, nei miei primi anni di ricerche senza smartphone alla mano, mi ha complicato non poco la vita…

>> Scopri i brand di cosmetici cruelty free che si trovano da Sephora

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